Newsletter del 4 marzo 2014

 

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Newsletter del 4 marzo 2014
a cura di Libreria Utopia

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In questo numero:


  • I CONSIGLI DI LUCIO MORAWETZ

3Odessa
Splendore e tragedia di una città di sogno
di Charles King
Ed. Einaudi

Il mito di Odessa ha una storia recente, non affonda le sue radici nell’antichità perché fu fondata solo nel 1794. Spesso si è portati a pensare che una città sia simile a un organismo naturale, un’efflorescenza delle popolazioni che vivono in una certa area geografica, e fondare una città sembra un paradosso, come fondare una montagna o un mare, soprattutto perché il mito della città sembra privarla di ogni dimensione diacronica: la città sembra esserci sempre stata e i segni del tempo ci rimandano a un passato favoloso e inattingibile. Dà le vertigini pensare che in quel luogo prima non ci fosse niente, ma nella modernità fondare città è stata una delle principali attività dell’industria umana e ognuna di esse pur essendo frutto di decisioni politiche, economiche, urbanistiche, pur essendo un prodotto della tecnica, ha un carattere, uno spirito dato dall’interazione fra la popolazione e gli oggetti artificiali che la costituiscono. Odessa è un caso esemplare di come i suoi abitanti hanno creato e interpretato lo spirito della città facendone la storia e la fabula.
Fondata su ordine di Caterina la Grande dal nobile napoletano Josè de Ribas, Odessa divenne in breve tempo una delle città più importanti commercialmente e vivaci culturalmente dell’impero russo. Fu una città di immigrazione: vi erano greci, italiani, armeni, ucraini e un importante (numericamente) gruppo di ebrei influenzati dalle idee progressiste dell’illuminismo ebraico di Moses Mendelsshon. La volontà di grandeur di Caterina fece edificare teatri dell’opera, palazzi, parchi con esotiche specie di alberi, ma la roccia calcarea con cui erano costruiti gli edifici creava un costante pulviscolo che avvolgeva ogni cosa, quasi una metafora dello spirito caotico e volatile della città dove convivevano commercianti, artisti, poeti e ladri. Nel momento del suo massimo splendore ebbe eminenti visitatori come Alexander Puškin , in qualità di pigro funzionario dello stato, amante della moglie del governatore della città e soprattutto poeta: Evgenij Onegin trae lo spunto dalla vita dei salotti di Odessa. Lo sviluppo economico portò anche il suo lato oscuro, come in tutte le città portuali oltre al commercio, fiorì anche la criminalità di strada, governata da boss mafiosi chiamati re, ben descritta da Isaac Baabel nei racconti di Odessa, che gettano sulla 3vita degli ebrei russi di quegli anni una luce diversa rispetto allo stereotipo dell’ebreo dello shtetl o del magnate a la Rothschild. Oltre al crimine, il conflitto sociale divenne virulento: la città fu periodicamente funestata da pogrom anti-ebraici, e la corazzata Potemkin, attraccata al porto di Odessa, il cui ammutinamento fu magnificamente narrato nel film di Ejszenstejn, divenne uno dei simboli e miti fondativi della rivoluzione d’Ottobre. Lev Bronstein, in seguito conosciuto come Trockij, iniziò a manifestare la sua consapevolezza rivoluzionaria frequentando il liceo cittadino. A Odessa si formò, e purtroppo scrisse e operò, anche Vladimir Jobotinskij, fervente sionista di destra, fondatore dell’Haganah (organizzazione terrorista ebraica che combattè per la fondazione dello stato di Israele, soprattutto i cittadini arabi) i cui riferimenti politici e culturali, D’Annunzio e Mussolini, ne fanno un fascista fatto e finito, ma che tuttora è considerato uno dei padri della patria di Ertez Israel. La componente ebraica della popolazione fu quella che probabilmente diede, più delle altre, a Odessa il suo fascino cosmopolita e levantino, e la storia tragica degli ebrei 3di Odessa negli anni della seconda guerra mondiale rappresenta un caso a parte nella storia della distruzione degli ebrei d’Europa. Odessa non fu occupata dalle truppe naziste ma dalla Romania, alleata della Germania, che voleva realizzare il suo modesto sogno imperiale riappropriandosi delle terre che precedentemente le furono strappate dall’Unione Sovietica. Fu una shoah senza camere a gas: gli ebrei venivano catturati e uccisi durante la deportazione dopo un censimento razziale volto a “rumenizzare” la città. A questa tragedia si aggiunge l’oblio: nel dopoguerra, nel tentativo di estetizzare in senso sovietico la vulgata di questi fatti, e dato che la Romania era entrata nel blocco socialista, non si parlò di vittime ebree dell’esercito di occupazione rumeno, ma genericamete di cittadini sovietici perseguitati e uccisi dai fascisti. Le pietre dei monumenti, i musei, i libri di testo delle scuole non parlano di questi fatti, si preferisce ricordare un’Odessa forse mai esistita, una specie di Napoli sul mar Nero, romantica e caotica, come napoletano era il suo fondatore.

Charles King insegna International Affairs and Government alla Georgetown University (Washington, DC). È autore di cinque libri sull’Europa orientale. In italiano ha pubblicato Storia del mar Nero (Donzelli, 2005). ConOdessa (pubblicata da Einaudi nel 2013) ha vinto il National Jewish Book Award.

3Il catechismo del rivoluzionario,
di Michael Confino,
Ed. Adelphi

Il caso Nečaev, la congiura ordita da questo giovane rivoluzionario russo, per un breve periodo sodale di Bakunin, con la sua spietatezza e l’uso metodico della violenza e della mistificazione, con il suo spietato epilogo, l’omicidio di un altro componente del sedicente comitato rivoluzionario da lui fondato, lo studente Ivanov, destò grande scalpore nella Russia degli anni ’70 dell’Ottocento. I conservatori lo utilizzarono per attaccare qualsiasi istanza progressista; Bakunin e gli altri rivoluzionari appartenenti ai vari partiti, vissero le conseguenze di questi fatti come una grande crisi personale, oltre che politica ( fu uno dei motivi della rottura con Marx) e non ultimo Fedor Dostoevskij si ispirò al caso Nečaev per i Demoni, il romanzo che forse meglio di ogni altro descrive il clima psicologico diffuso e le idee di molti radicali russi del suo tempo. Il romanzo di Dostoevsij ha spesso un tono farsesco perché, come nella realtà del caso Nečaev, un’irresistibile tendenza alla bugia si accompagna all’assolutezza dei principi e alla risolutezza nell’azione (Nečaev parlava a nome di un comitato rivoluzionario mondiale di cui era l’unico esponente.) Leggendo la ricostruzione che Michael Confino fa di questi fatti e le lettere che circolarono fra Bakunin e altri su Nečaev, si ha l’impressione di leggere un romanzo russo dell’ottocento in forma epistolare oltre che un importante documento storico sul movimento anarchico. Da un alto abbiamo il giovane russo che affascina Bakunin con la sua determinazione e con il suo incarnare l’idealtipo del rivoluzionario: l’essere fanaticamente assorbito dalla causa, il non avere legami né principi, il suo uso della violenza, il suo incessante cospirare, dall’altro un Bakunin spaventato nel rendersi conto che la violenza cieca, che può essere agita anche verso altri compagni, la tendenza al gesuitismo e all’autoritarismo sono l’applicazione pratica delle sue stesse idee, cosa che però questi non ammetterà mai. Lo stesso Bakunin, infatti, è molto esplicito nel dichiarare che la violenza, il ricatto e la mistificazione sono metodi appropriati, indicati e legittimi nel conflitto tra partito rivoluzionario, governo autocratico e nemici del popolo, e Nečaev fa ciò che Bakunin3 3dice, trovando nemici del popolo anche fra i suoi compagni ed eliminandoli, come lo studente Ivanov. Gli storici si ostinano a ritenere che profonde divergenze di metodo e di sostanza portarono alla rottura fra i due: Bakunin sosteneva una rivoluzione anarchica e spontanea, Nečaev sarebbe stato invece un comunista autoritario con la cattiva abitudine di sospettare anche dei suoi stessi compagni ( e anche di espropriali e ucciderli se necessario) da cui l’accusa di gesuitismo rivoltagli da Bakunin. Nella seconda parte del libro, in una lettera a Nečaev che dovrebbe rappresentare la resa dei conti fra i due, troviamo un Bakunin che sembra uscito dal sottosuolo dostoevskijano: accusa, si difende, straparla, si confonde, forse si commuove, rompe con Nečaev definitivamente, per poi, come un amante tradito, promettere di accoglierlo ancora a braccia aperte se si fosse dimostrato pentito dei suoi errori. Bakunin, nel ricostruire il loro sodalizio rivanga anche i suoi problemi economici (tengo famiglia), la sua ricerca di fondi, per esempio l’accordo con l’editore Poljakov per la traduzione in russo il Capitale di Marx . Dopo aver ricevuto un anticipo, alle rimostranze dell’editore perché il lavoro non veniva mai consegnato, Necaev, facendo le veci di Bakunin e parlando a nome del sedicente comitato rivoluzionario mondiale, risponde con una lettera minatoria, minacciandolo di morte. Bakunin l’aristocratico non fa niente per nascondere la differenza di classe con Nečaev: lo accusa di non conoscere il mondo delle persone istruite (Nečaev era povero e autodidatta) e quindi di non riuscire a convertirle alla causa. Ma se queste sono debolezze personali, è sul piano politico che Bakunin rileva la fragilità e il carattere confuso delle sue idee. Contro l’autoritarismo e il gesuitismo di Nečaev egli infatti afferma che la rivoluzione dovrà essere spontanea ma loro la dirigeranno “per mezzo di una forza invisibile che non è riconosciuta da nessuno e che non si impone a nessuno, per mezzo della dittatura collettiva della nostra organizzazione, che sarà tanto più potente in quanto rimarrà invisibile e ignota, e che sarà priva sia di diritti sia di posizioni ufficiali”. Una frase di roboante retorica e grondante gesuitismo, appunto.

Michael Confino (1926-2010) è stato uno dei più eminenti specialisti di storia economica e sociale della Russia e ha a lungo insegnato nell’Università di Tel Aviv. Il catechismo del rivoluzionario è apparso per la prima volta in Francia nel 1973


  • MARTEDÌ 11 MARZO ORE 18.30: INTRODUZIONE A DUE GRANDI SCRITTORI DEL NOVECENTO: ANDRE DUBUS & JOHN WILLIAMS

Nicola Mauppelli, critico e traduttore ci accompagnerà attraverso l’opera di due grandi scrittori americani del Novecento: Andre Dubus e John Williams

3Andre Dubus: (1936-1999) – è uno dei più raffinati narratori americani del Ventesimo secolo. Amico e allievo di Richard Yates e Kurt Vonnegut, celebrato da Stephen King, John Irving, Elmore Leonard, John Updike, Dubus è stato anche saggista, biografo e sceneggiatore, aggiudicandosi svariati premi letterari.
Da Non abitiamo più qui, edito da Mattioli 1885 nel 2009, è stato tratto il fortunato film di John Curran I giochi dei grandi, vincitore del Sundance film Festival. Voci dalla luna è uscito nel 2011.
Nel 2012 è uscito Il padre d’inverno. Da Killings, primo racconto di quella raccolta, Todd Field ha tratto il pluripremiato film In the Bedroom.
Ballando a notte fonda è l’ultima raccolta di racconti di Andre Dubus e la prima a seguire l’incidente che lo mise per sempre su una sedia a rotelle.

John Edward Williams

3

(1922-1994), nato in Texas da una famiglia di contadini, partecipò alla seconda guerra mondiale in India e Birmania. Al suo rientro si trasferì a Denver, in Colorado, dove rimase tutta la vita insegnando all’Università. Oltre a Stoner (1965) è autore di tre romanzi: Nulla, solo la notte (1948), Butcher’s Crossing (1960) -pubblicati da Fazi – e Augustus ( 2010), vincitore del National Book Award, pubblicato da Castelvecchi.

Nicola Manuppelli, classe 1977, è uno scrittore e traduttore di autori americani e irlandesi. Ha pubblicato racconti brevi e lunghi in varie antologie e lavorato come giornalista e autore per varie riviste, fra cui D di Repubblica, Numèro, Vibrisse, Lettera. È redattore della rivista Satisfiction, collaboratore del magazine americano Xavier Review e traduttore e consulente editoriale per la casa editrice Mattioli, oltre a dirigere una collana di poesia americana per l’editore romano Leconte. Dirige da tre anni il corso di Creative Writing presso il comune di Rozzano (Mi) e i corsi di letteratura americana presso il Bistrò del Tempo Ritrovato, a Milano. Ha portato per la prima volta in Italia i lavori di Andre Dubus, Larry Brown ed Ernest Gaines.


  • GIOVEDÌ 13 MARZO ORE 18,30: PRESENTAZIONE DI VERTIGINE DI ERICA AROSIO E GIORGIO MAIMONE, ED. BALDINI&CASTOLDI, CON GLI AUTORI INTERVIENE ULIANO LUCAS

3Milano, fine anni’50. Il “boom” economico è in arrivo. Il cuore della città batte al ritmo della musica di Giorgio Gaber ed Enzo Jannacci; si nutre con le parole di dario Fo, gli spettacoli di Giorgio Strehler e l’arte di Piero Manzoni. Un microcosmo che per noi ha un sapore vintage, di cui si può avvertire l’odore: i cinema pieni di fumo, la cipria delle case di piacere, il profumo degli arrosti dei pranzi domenicali, che però viene sconvolto da una morte misteriosa. E così Milano si tinge di giallo. Un giallo che diventa Vertigine”.
Erica Arosio e Giorgio Maimone ci catapultano in suggestive e affascinanti ”atmosfere alla Hitchcock“,reinventando con suggestione e passione un genere letterario tra i più amati. Tra le pagine un susseguirsi di colpi di scena, i cui protagonisti sono così vividi e veri che si riesce ad immaginarseli nelle case buie con le lampadine fioche, in mezzo alla nebbia dell’inverno meneghino, nei tribunali, nelle 3palestre di boxe, sulle barricate della politica.

Erica Arosio,milanese, pariniana orgogliosa, laureata in Filosofia alla Statale di Milano, è giornalista del settimanale «Gioia», dove si occupa di cultura e spettacolo.

Onnivora, smodata e appassionata spettatrice, è critico cinematografico e autrice di una biografia su Marilyn Monroe nella collana Real cinema di Feltrinelli, in confanetto allegato al documentario Love, Marilyn, di Liz Garbus. Ha collaborato a varie testate, fra cui La Repubblica, Il Giorno, Cineforum, Rockerilla, Segnocinema e a trasmissioni televisive e radiofoniche. Per molti anni ha curato la rubrica cinema di Radio Popolare. Nel marzo del 2012 ha pubblicato il suo primo romanzo, L’uomo sbagliato, Ed. La Tartaruga

Giorgio Maimone, milanese, berchettiano irriducibile, laureato alla scuola della vita, caporedattore del «Sole 24 Ore» per oltre 30 anni. Ha lavorato in teatro, ha diretto la prima radio libera della sinistra milanese, Radio Canale 96 e, in seguito, Radio Regione. Ha fondato e dirige il portale della canzone d’autore La Brigata Lolli (www.bielle.org). Si occupa di recensioni librarie e discografiche per il settimanale «Gioia». Culturalmente onnivoro. Vertigine, scritto a quattro mani con Erica Arosio, è il suo primo romanzo.

 

A presto e buone letture!

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