Newsletter del 30 settembre 2015

 

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Libreria Utopia via Marsala, 2 Milano MM Moscova libreriautopiamilano@gmail.com

Newsletter del 30 settembre 2015
a cura della Libreria Utopia

Nota: per usare i link interni leggi la newsletter qui

Carissimi lettori,

dopo un’estate di silenzio ma di lavoro alacre, torniamo con la newsletter per annunciarvi alcune novità.

La prima è che sta prendendo corpo un progetto che covavamo da diverso tempo, e cioè la nascita di Libreria Utopia Editrice. Si tratta di un vecchio sogno, e siamo molto emozionati nel comunicarvelo. Dopo anni passati a lavorare con i libri ci è sembrata quasi un’evoluzione naturale diventare editori e pubblicarli anche noi. In queste settimane stiamo lavorando alla fase finale della pubblicazione di due romanzi in cui crediamo molto: Il ritrattista di Carlo Buccheri e Frieda. Un’educazione sentimentale del Novecento di Christophe Palomar, di cui potrete leggere di seguito alcuni assaggi.

Vi annunciamo anche un gradito ritorno: un corso su un aspetto fondamentale della cultura giapponese, lo Shintoismo, a cura della nostra grande e bravissima amica Rossella Marangoni, “L’esperienza del sacro in Giappone: introduzione allo Shintō, via degli dei. Conoscere lo Shintō per capire il Giappone” Per maggiori informazioni clickate qui

Ecco i libri a cui stiamo lavorando, per prenotarli telefonate allo 0229003324 o scrivete a libreriautopia@tiscali.it. Nelle prossime newsletter potrete seguire il work in progress della loro pubblicazione (siamo a buon punto, l’uscita è imminente!) e leggere altre anticipazioni.

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9Spira forte il vento della storia dalle pagine di questo fragoroso romanzo, e la prima considerazione che viene da fare una volta letto è che sia un romanzo novecentesco, laddove con questo termine non si intenda solo l’epoca storica degli accadimenti della narrazione, ma anche e soprattutto il loro carattere in quanto azioni e il carattere dei personaggi. Non è un romanzo postmoderno che dimostra con un’enorme quantità di fatti, parole, riflessioni e indecisioni l’impossibilità di vivere, di agire, di raccontare e quindi di scrivere romanzi. E’ novecentesco perché tutti i personaggi vivono, agiscono e raccontano incessantemente, perché hanno l’ingenuità di pensare che le azioni abbiano magari non un’efficacia, ma un’effettualità, e che si possano “fare” delle cose per avere amore, felicità o denaro per esempio, per perseguire i loro sogni e speranze. Alla fiducia nell’azione da parte dei personaggi corrisponde la sospensione dell’incredulità del lettore, sospensione ben riposta nel caso in cui succeda qualcosa di fronte alla quale possiamo smettere di essere increduli, che è uno dei motivi psicologici che fanno leggere con passione i grandi romanzi di otto/novecento, anche i più sperimentali e modernisti. E Frieda è un grande romanzo sul novecento, saga di sapore manniano che attraversa il secolo e i continenti. Frieda è Frieda Von Richtofen, cugina del Barone rosso, nonché moglie e musa ispiratrice di D.H Lawrence. Protagonista sui generis del romanzo, domina la narrazione anche se è fisicamente presente solo in pochi capitoli del libro, è il deus ex machina che arriva sempre al momento giusto, non per risolvere le situazioni ma per dare un senso a vite altrimenti dominate dal caso e dal caos della storia.

Un uomo ancora giovane scende rapidamente verso il mare. Cammina, lo vedo che corre, appesantito dal bagaglio che tiene nella mano destra. Non so dove sia diretto, né chi stia lasciando, una donna probabilmente – nei pensieri di un uomo che fugge c’è spesso una donna. Per due volte rischia di inciampare. La sua mano in compenso non trema, come se trasportasse un tesoro, un bottino considerevole. Qualche cosa tuttavia mi dice che non si tratta di un ladro, forse il fatto che non si volti mai indietro.”

Christophe Palomar viaggia da sempre, per necessità, per obbligo e mai per piacere. Eppure, non potrebbe fare diversamente. Legge in spagnolo, pensa in francese e scrive in italiano, anche se per lavoro, usa il più delle volte altre lingue. Vive fra Miami, Trieste e Parigi. “Frieda” è il suo primo romanzo. #christophepalomar

Il protagonista è Alfio Cafiero, giovane di origini pugliesi. La città è Milano, dove si svolge tutta la storia. Il tempo è il presente, con tanto di Expo e di crisi economica. Alfio aspira a diventare un giornalista, ma per ora si deve accontentare di uno stage malpagato presso il Corriere della Sera, dove ad avviarlo al mestiere c’è un anziano barone della carta stampata, capace sia di risposte taglienti che di aperture di inaspettata umanità. Alfio è un trentenne che sa prendere la vita di petto. Per indole è portato ad accantonare la malinconia per far emergere il lato comico e tragicomico delle cose. Insomma, lui alla riflessione filosofica preferisce la battuta, peculiarità che dà al romanzo un carattere molto originale per ritmo e divertimento. L’umorismo non lo abbandona anche quando si trova a rispondere al telefono della redazione e a parlare direttamente con l’assassino seriale che nel giro di pochi giorni sta organizzando omicidi paradossalmente congegnati: cadaveri acconciati nei modi più bizzarri che portano indizi ricorrenti. Sui luoghi del delitto, che spaziano per tutta la città, si ritrovano ogni volta i tre ritrattisti: giornalisti di testate importanti da cui l’assassino pretende un ritratto che metta in luce la sua personalità, spinta ad uccidere per sanare un dolore che secondo lui non può trovare altra vendetta che nella morte altrui. Tra i giornalisti scelti c’è anche Alfio Cafiero, che instaura suo malgrado un rapporto privilegiato col killer, il quale sembra puntare sempre più su di lui per ottenere il ritratto migliore. A scandire il ritmo della storia ci pensa la quotidianità movimentata del nostro stagista, presto affiancato da tre aiutanti parecchio fuori dagli schemi: il casanova Mauro Tassetto, insegnante di religione pensionato anzitempo e ora libero di dedicarsi all’abbordaggio e al bivacco nei bar di Corso Sempione, la sua coinquilina Rosita e un estroso filosofo da strada soprannominato Diogene.

I patti sono questi: io ti dico dov’è il cadavere, tu ci vai, fai le tue valutazioni, poi il giorno dopo ci scrivi un pezzo.”
E perchè dovrei farlo?”
Perché voglio avere un bel ritratto. Devi essere un fottuto Caravaggio, lavorare con la luce. Voglio diventare un personaggio da romanzo.”

“Nella grande città dell’Expo, tra redazione e commissariato, tra personaggi ai margini e misteriosi divi del cinema, tra un tram e una chiacchiera al bar, Buccheri ci regala un giallo che fa divertire il lettore e, soprattutto, sa fotografare Milano con sguardo critico e ironico, regalando al genere giallo un inaspettato tocco di originalità.”

Marco Balzano

Carlo Buccheri è nato a Milano, dove vive e lavora come insegnante, prima di diritto e economia poi di lettere. Ha scritto testi comici per la televisione e nel 2013 con lo pseudonimo D. Goffman ha scritto per BUR Rizzoli “Sopravvivere al Natale con l’intelligenza emotiva.” “Il ritrattista” è il suo primo romanzo.

A presto e buone letture!

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