Newsletter del 30 aprile 2015

 

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In questo numero:
maggio in Utopia – la gioia di leggere parte I
Perché si legge? rimuginado su questa domanda, tema di un evento su scala mondiale appena trascorso,vorrei suggerire che la lettura, ma anche il gioco, l’amore e l’amicizia (e tante altre ancora, ognuno ha le sue) sono attività che danno allegria alla mente, perché, togliendomi gli occhiali e corrugando le sopracciglia, vi dico che “come dice Sant’Agostino-nutre la mente soltanto ciò che la rallegra”!
La gioia di leggere è una rassegna di occasioni di lettura (di cui vi diamo il calendario solo fino al 12 maggio) in cui potrete trovare letteratura, filosofia, psicoanalisi e laboratori per bambini.

martedì 6 maggio alle 19.00 presentazione del numero 364/2014 di Aut Aut “Hegel dopo la morte dell’arte. Intervengono Massimo Donà, Francesco Valagussa e Vincenzo Vitiello.
Rileggere Hegel in un quadro storico segnato da una crisi perdurante che ha fatto della parola “fine” uno dei suoi emblemi può essere un efficace atout, la critica può passare anche attraverso l’arte, perché l’arte è sempre eccedenza di senso e implica un possibile progetto di emancipazione che passa attraverso la dimensione del sensibile.

mercoledì 7 maggio alle 19.00 Laurie McGuire, Emma Smith, 30 grandi miti su Shakespeare,Obarra O edizioni. Intervengono Nicoletta Vallorani e Paolo Caponi
L’arte e la figura di Shakespeare suscitano da sempre ricorrenti e spinosi quesiti, mai risolti definitivamente: chi si celava realmente dietro la firma di William Shakespeare? È davvero possibile che abbia scritto tutte le sue opere da solo? Era un teschio umano quello utilizzato nella prima rappresentazione dell’Amleto? La sua preparazione scolastica era scarsa o addirittura inesistente? E ancora, l’accusa di plagio rivolta a molte sue opere era fondata?
Le autrici affrontano con brio e incisività i 30 quesiti e, appoggiandosi a un approfondito lavoro di ricerca storiografica e filologica, gettano nuova luce su quelli che sono ancora oggi i punti oscuri della carriera e della vita del drammaturgo, mostrando anche quanto il materiale storico – o la sua totale assenza – possa essere interpretato e frainteso, e quanto di “personale” mettiamo nelle storie che raccontiamo.
Senza decretare la verità o la falsità dei miti presi in esame, le due studiose riescono a dare in ciascun saggio una visione complessiva ed esauriente delle più stimolanti diatribe accademiche, ma non solo. Ricostruendo il contesto storico, ci trasportano nel pieno del periodo elisabettiano, e ci offrono un prezioso spaccato della vita dell’epoca.
Una narrazione coinvolgente e stimolante che interroga la vita, le opere e il teatro del drammaturgo, toccandone i punti che più animano l’immaginario comune.

domenica 10 dalle 10 alle 13 Laboratorio ORTO-GRAFICO secondo il metodo Bruno Munari a cura di Annalisa Masala e Michela Dezzani: GIARDINI IN MINIATURA
Un percorso liberamente ispirato all’arte dei Bonseki (giardini zen in miniatura)
che attraverso la sperimentazione dei segni si propone di far comprendere
il rapporto tra agricoltura e paesaggio . (sono aperte le iscrizioni. tel 0229003324 mail libreriautopia@tiscali.it)

martedì 12 maggio alle 19.00 Carmen Pellegrino, Cade la terra, Giunti con l’autrice intervengono Alessandro Bertante, Anna Stefi, Monica Pareschi. Letture a cura di Sara Pagnelli
Come fra le quinte di un teatro in disfacimento ecco aggirarsi un anarchico, un venditore di vasi da notte, una donna che non vuole sposarsi, un banditore cieco, una figlia che immagina favole, un padre abile nel distruggerle.
Ma dove sono i vivi e dove i morti? Estella non se lo dice, perché vorrebbe solo cambiare i destini, invertire il corso di esistenze desolate, per ridare loro un po’ di calore, come una vita nuova, ora che l’altra che ha infuriato per anni si è conclusa.
Un romanzo importante perché tutti ci portiamo dentro un piccolo paese abbandonato.
Alento è un borgo abbandonato che sembra rincorrere l’oblio, e che non vede l’ora di scomparire.
Il paesaggio d’intorno frana ma, soprattutto, franano le anime dei fantasmi corporali che Estella, la protagonista di questo intenso e struggente romanzo, cerca di tenere in vita con disperato accudimento, realizzando la più difficile delle utopie: far coincidere la follia con la morale.
Voci, dialoghi, storie di un mondo chiuso dove la ricchezza e la miseria sono impastate con la stessa terra nera. Capricci, ferocie, crudeltà, memorie e colpe di un paese di “nati morti” che si tormenta nella sua più greve contraddizione: voler essere strappato alla terra pur essendone il frutto.
Cade la terra è un romanzo che acceca con la sua limpida luce gli occhi assonnati dei morti: sembra la luce del tribunale della storia, ma è soltanto il pietoso tentativo di curare le ferite di un mondo di “vinti”, anime solitarie a cui non si riesce a dire addio perché la letteratura, per Carmen Pellegrino, coincide con la loro stessa lingua nutrita di “cibi grossolani”. Seppellirli per sempre significherebbe rimanere muti.
Ma c’è orgoglio e dignità in queste voci, soprattutto femminili. Tornano in mente le migliori pagine di Mario La Cava, Corrado Alvaro e Silvio D’Arzo: prose appenniniche petrose ed evocative, come di pianto riscacciato in gola, la presa d’atto dell’impossibilità d’ogni epica.
Cade la terra è tassello romanzesco importante della grande letteratura meridionale novecentesca. Che venga pubblicato ora, in altro secolo, è solo la dimostrazione che gli orologi non sempre indicano l’ora esatta.
(Andrea Di Consoli)

A presto e buone letture!

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