Newsletter del 26 marzo 2014

 

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Libreria Utopia via Vallazze,34 Milano MM Piola libreriautopiamilano@gmail.com

Newsletter del 26 marzo 2014
a cura di Libreria Utopia

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In questo numero:


I consigli di Lucio Morawetz

3Francesco Pecoraro,
La vita in tempo di pace,
Edizioni Ponte alle grazie

La storia dell’ingegner Ivo Brandanti, nato nel ‘46, come storia di un mondo che sta per finire, recita il sottotitolo del romanzo, creando nel lettore l’aspettativa di una narrazione d’anticipazione apocalittica su una catastrofe prossima ventura. Leggendolo veniamo sapere che il protagonista morirà fra un anno, nel 2015, a causa di un batterio che come una maledizione segue Brandanti sin dall’infanzia, mentre sta tornando in Italia dall’Egitto dove è impegnato nella progettazione di una barriera corallina artificiale per conto di un’azienda dall’emblematico nome di fakenature; ma non sembra essere questa la cosa più importante del romanzo, quanto la ricostruzione di settant’anni di una vita e della storia del dopoguerra. La vita in tempo di pace sembra essere la continuazione della guerra con altri mezzi, o con un mezzo solo, la nevrosi. E’ una guerra di tutti contro tutti e la condizione che tutti vivono sembra essere un’ irrimediabile infelicità, forse perché, come diceva Freud, il programma della felicità non è contemplato nel disegno generale dell’universo. Brandani è ingegnere, un ingegnere che per sua stessa ammissione non ha mai costruito niente, che approda all’ingegneria dalla facoltà di filosofia, seguita per pochi anni, in seguito alla lettura del saggio di Georg Simmel “Ponte e porta”. Dice Simmel, citato in una delle parti più belle del romanzo “In senso immediato, come in senso simbolico, in senso corporeo come in senso spirituale, siamo noi, in ogni momento, coloro i quali separano ciò che è collegato e collegano ciò che è separato” ed è questa l’attività del pensiero, “soltanto per noi le sponde del fiume non sono meramente l’una fuori dall’altra, ma divise”e ancora “Il ponte diventa valore estetico quando esso porta a compimento l’unione del separato non solo nelle effettualità e per la soddisfazione di fini pratici, ma la rende anche immediatamente visibile…” Questa tensione verso un senso visibile etico-estetico delle cose è sia il motivo della vocazione professionale di Brandani, ma soprattutto è il dato fondamentale del suo essere nel mondo della sua scissione e della sua nevrosi. Brandani è un uomo molto buono, in cinquecento pagine di memorie involontarie e riflessioni su di sé, impariamo a conoscerne le debolezze umane troppo umane, ma ne apprezziamo anche il senso della giustizia e l’amaro disincanto per la sua frustrazione, è nemico dell’adagio “il meglio è nemico del bene” perché per lui l’unico bene è nel fare sì che le cose siano migliori. Figlio di un Padre che sarà sempre o solo Padre, freddo, autoritario e parafascista di cui si accorge in tarda età di avere ereditato i lineamenti oltre che introiettato, suo malgrado, i valori morali, pur con tutti gli sforzi fatti per non diventare come lui; e di Madre, amorevole, di cui rimpiangerà sempre la perdita del rapporto fusionale dell’infanzia, Brandani proverà a vivere per tutta la vita sentendosi sempre in difetto, “non sono come voi, non mi avrete mai” è un basso continuo che attraversa tutto il romanzo, ma oltre ad essere una rivendicazione di indipendenza è la constatazione del dato oggettivo di non appartenere a nulla . Cresce nella Città Eterna (Roma) del dopoguerra di cui non apprezza la bellezza, la storia sia antica, barocca e tanto meno fascista e non ne apprezza neanche il presente e il passato prossimo, democristiani e berlusconiani, che detesta anche solo per la sua conformazione urbanistica. Al centro storico con le vestigia del passato che trova solamente ruderi, preferisce l’ordine del quartiere residenziale dove visse da bambino con la sua famiglia. Ma la città è in senso profondo la sua città e appartenervi innerva le sue corde più intime, così come non ama la parlata e l’accento dei suoi abitanti non può fare a meno di parlare così. Questa condizione di scissione consapevole, subita ma anche in un certo senso voluta, riguarda però più in generale il periodo storico in cui si trova a vivere. Da ragazzino si avvicina alla filosofia per emulazione di un amico più grande che gli dà ripetizioni sulla scolastica per un esame a settembre, apprezzandone l’etica di dar ragione del mondo: l’intelletto ha bisogno di appagamento così come 3la sensibilità, per poi approdare filosoficamente all’ingegneria (la ragione si deve vedere, come si vede un ponte) Partecipa al ’68, diventa comunista (a un certo punto dirà di essere “oltre”) pur sapendo che la rivoluzione non si farà, ma anche in questo caso sembra quasi che la motivazione di una scelta politica sia dare visibilità alle idee, far si che queste si mostrino. Anche l’amore e la scelta professionale sembrano inficiate dall’incoerenza fra pensieri, desideri e azioni, o fra persuasione e rettorica, direbbe Michelstaedter: la sua relazione sentimentale più importante finisce perché per motivi professionali diventa “come gli altri”. Diventa ingegnere, lavora per le multinazionali, partecipa a progetti di falsificazione della natura, ma anche al salvataggio della Città Eterna da una apocalittica alluvione, si integra nel sistema, come si diceva tempo fa, rimanendone sempre fuori, non partecipando al godimento di massa della società contemporanea ( Lacan parlava a questo proposito di discorso del capitalista ed è una forma contemporanea di totalitarismo) e questo è uno dei motivi per cui si prova simpatia per Brandani, e possiamo riconoscerci nella sua costante irritazione. Ma se questo è un “romanzo mondo” per la sua ambizione, riuscita, di descrivere la nostra epoca, noi “non siamo tutti Brandani”, le sue idiosincrasie e i suoi sogni possono essere solo suoi (e dell’autore). In maniera strappalacrime poterei dire che siamo tutti soli, monadi sociali senza porte né finestre, ma forse l’identificazione e l’empatia con il personaggio non sono lo scopo della letteratura.


Giovedì 27 marzo, ore 18,30 presentazione di Transfert ggetto a identificazione. Concetti fondamentali della psicoanalisi. Vol. 1, di Jean Hiltenbrand, Et al. Edizioni

3Jean Paul Hiltenbrand
Transfert oggetto a identificazione. Concetti fondamentali della psicoanalisi. Vol. 1
Ed. Et al.

Il transfert, l’oggetto a causa del desiderio, l’identificazione. Sono i nodi a partire dai quali Jean-Paul Hiltenbrand tesse una storia dei fondamenti della psicoanalisi: la loro genesi ed evoluzione, la loro applicazione nella pratica analitica, i problemi insoluti e gli interrogativi che ancora oggi essi pongono.
Pensati per iniziare alla clinica gli operatori della salute mentale, i tre seminari che questo volume raccoglie esplorano l’analisi come esperienza di desiderio e di amore, l’eccezionalità del femminile, enigmatico ma indagabile, il rapporto tra psicoanalisi e fenomeni sociali contemporanei (la crescita dell’individualismo, il declino delle istituzioni, Internet, l’affermarsi di un sempre più forte bisogno di appartenenza…).
Grazie al talento clinico, alla singolarità dello stile, all’ampia cultura extraanalitica dell’autore, la psicoanalisi è presentata come una disciplina viva, plasmata dalla lingua, dal sociale, dalle mutazioni storiche.
“Hiltenbrand affronta i concetti fondamentali secondo lo stile del discorso analitico: apre alle aporie, mostra i buchi di sapere, le contraddizioni nella dottrina, disegna la storia travagliata della messa a punto dei concetti, ricorda le incomprensioni fra analisti, le loro difficoltà, le devianze rispetto a Freud e a Lacan.” (dalla Prefazione di Marisa Fiumanò)

Intervengono:
Marisa Fiumanò psicoterapeuta e psicanalista, direttore responsabile del Laboratorio Freudiano Milano
Alessandro Bertoloni docente interno e segretario del Laboratorio Freudiano Milano
Luigi Colombo, psicanalista, ha pubblicato per Mondadori e Astrolabio. E’ stato responsabile del Servizio di sostegno psicotraumatologico alle vittime di reato del Comune Milano. Attualmente si occupa vittimologia e di mediazione.

Jean-Paul Hiltenbrand è psichiatra e psicoanalista a Grenoble, membro ed ex presidente dell’Association Lacanienne Internationale, fondatore dell’École Rhône-Alpes d’Études Freudiennes et Lacaniennes. Di Jean-Paul Hiltenbrand, et.al./edizioni ha pubblicato alcuni saggi contenuti in Disagio nella modernità (2010)


Sabato 29 marzo, ore 19,00 presentazione di Domani di Velio Abati, Edizioni Manni

3
Velio Abati,
Domani,
Edizioni Manni

Domani si dispone lungo una linea mitico-storica che intende fare di un particolare contesto storico-geografico un exemplum di storia generale.
Muovendo dalla sofferenza per la deprivazione del futuro, ovvero dall’avvertimento della frattura politica e antropologica che fa vivere il presente come assoluto, Abati porta il lettore in una realtà scaraventata nel rimosso, rinunciando a condurlo e obbligandolo a entrare direttamente in mezzo alle cose.
Le date estreme, presenti per quanto sempre dissimulate, sono il 1797 e il 1944, lo spazio, appena riconoscibile, è la bassa Toscana, la vicenda un’epopea corale.
I molti personaggi sono sottoposti a due linee di forza imperniate su due comunità confinanti, al cui interno predominano due diverse famiglie. Altre fratture, più classicamente sociali e politiche, complicano i giochi di alleanze e di conflitto. La lotta per la terra, le trasformazioni del primo Novecento, le guerre, le rivolte risorgimentali ed europee, la resistenza, le migrazioni, la religione si dipanano intorno ai destini personali multiformi e fermentanti.

Qui potete leggere una recensione apparsa su “Il Manifesto” del 20 novembre 2013

Insieme all’autore saranno presenti il poeta e critico Giorgio Luzzi e Mavì De Filippis del Centro Studi Franco Fortini

Velio Abati è nato a Roccalbegna, in provincia di Grosseto, nel 1953. Laureato in Lettere e Filosofia all’Università degli studi di Siena, insegna in una scuola superiore di Grosseto. Ha pubblicato diversi volumi di poesia, narrativa, teatro, saggistica, collabora con varie riviste letterarie e ha diretto per quindici anni la Fondazione Luciano Bianciardi.


Dall’ 8 aprile: inizio di Passaggio a Nord-Ovest, corso sulla letteratura americana a cura di Nicola Manuppelli

3Da martedì 8 aprile, dalle ore 19,00, inizia presso la libreria il corso sulla letteratura americana a cura di Nicola Manuppelli.
Ecco come si articolerà il corso:

Stephen King: il multiverso, La Torre Nera e il mestiere dello scrittore (8, 15 aprile)
Kurt Vonnegut: l’andamento delle storie, cronosisma, la scuola dell’Iowa (6 maggio)
Jerome Salinger: l’eredità di Fitzgerald, primo maggio e pesce banana, Murakami, Kafka e altre derivazioni (13 maggio)
Richard Yates: un’onestà tragica, Revolutionary Road, l’amicizia con Andre Dubus e l’eredità di Fitzgerald (20 maggio)
Raymond Chandler: la nascita del noir moderno, un nuovo western, James Crumley e una cattiva generazione di uomini (27 maggio)
Anne Sexton: poesia in America, poeti suicidi, Adrienne Rich, Sylvia Plath (3 giugno)

Per informazioni e iscrizioni scrivete a libreriautopia@tiscali.it oppure telefonate allo 0229003324
(costo del corso € 200,00)

Nicola Manuppelli, classe 1977, è uno scrittore e traduttore di autori americani e irlandesi. Ha pubblicato racconti brevi e lunghi in varie antologie e lavorato come giornalista e autore per varie riviste, fra cui D di Repubblica, Numèro, Vibrisse, Lettera. È redattore della rivista Satisfiction, collaboratore del magazine americano Xavier Review e traduttore e consulente editoriale per la casa editrice Mattioli, oltre a dirigere una collana di poesia americana per l’editore romano Leconte. Dirige da tre anni il corso di Creative Writing presso il comune di Rozzano (Mi) e i corsi di letteratura americana presso il Bistrò del Tempo Ritrovato, a Milano. Ha portato per la prima volta in Italia i lavori di Andre Dubus, Larry Brown ed Ernest Gaines.

A presto e buone letture!

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