Newsletter del 24 settembre 2013

 

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Libreria Utopia via Vallazze,34 Milano MM Piola libreriautopiamilano@gmail.com

Newsletter del 24 settembre 2013
a cura di Libreria Utopia

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In questo numero:

 


  • CONTINUA LA VENDEMMIA DEI LIBRI

Ricordiamo a tutti che fino al 16 ottobre tutto il catalogo della libreria
è scontato del 15%
Accorrete numerosi

 

 


  • I CONSIGLI DI LUCIO MORAWETZ

Marshall McLuhan
Intervista a Playboy, Franco Angeli
Nel marzo del 1969 lo studioso dei media Marshall McLuhan rilascia a Playboy, all’epoca prestigiosa rivista culturale, un’intervista in cui riassumeva il suo affascinante e a volte oscuro pensiero, un’oscurità dovuta sia al modo di argomentare descritto da taluni come “deliberatamente antilogico, circolare ripetitivo” oppure come “una nebbia viscosa attraverso cui si intravedono metafore insicure” sia al metodo che McLuhan stesso impiega nella sua indagine che a suo dire è quello dello scassinatore che prova le diverse combinazioni per aprire una cassaforte dove forse dentro non c’è nulla, ed infine all’oggetto stesso della ricerca, i media, di cui, come molte cose a portata di mano, familiari, è invece difficile dire cosa sono e come funzionano. Per McLuhan i media sono in primo luogo dei connettivi, cioè mettono in relazione gli uomini fra loro, ma sono anche metafore attive, perché traducono ogni esperienza in una nuova forma e la portano su un altro piano. Inoltre i media non sono strumenti ma sono estensioni di uno o più organi, sensi, facoltà umane, che potenziano le cose che possiamo fare ma con un’importante ricaduta sulla società: provocano un effetto di narcosi sull’organo o sui sensi di cui sono estensioni, cioè protesi. Una delle frasi più famose di McLuhan recita che “ Il medium è il messaggio” Il significato di questa frase è che è il medium stesso, e non il suo contenuto, a essere il vero messaggio perché ogni medium introduce nell’interazione umana mutamenti di proporzioni, di ritmo o di schemi e struttura una determinata forma mentis ,in quanto ogni medium è “un’anfora che dà forma alla liquidità della comunicazione stessa.”e non è mai neutrale veicolo di informazioni. Se i media hanno contemporaneamente la capacità di conformare le menti degli uomini oltre che di essere estensioni delle loro facoltà, McLuhan li contestualizza in una sorta di filosofia della storia: a partire da un ipotetico passato remoto tribale in cui gli uomini vivevano in uno stato di equlibrio sensoriale, in seguito all’invenzione della scrittura alfabetica, che ha potenziato l’occhio e la visione, passando per la stampa a caratteri mobili, la “rivoluzione elettrica” del 1844 (invenzione del telegrafo) ritribalizzerà l’uomo restituendogli l’equlibrio sensoriale e riconducendolo alla dimensione del villaggio grazie alla potenza dei media di unificare il pianeta (il famoso villaggio globale). Tutto questo in un’alternanza di media “caldi” e media “freddi” . I primi forniscono informazioni molto dettagliate e ad alta definizione a un senso solo, investendoli con un grande quantità di dati coinvolgendoli profondamente a livello emotivo (la scrittura alfabetica, la stampa) gli altri come la televisione, la parola parlata, il fumetto richiedono al fruitore lo sforzo di completare l’informazione e coinvolgono più sensi contemporaneamente. Spesso si dice che l’età dei nuovi media, post-alfabetica, che stiamo vivendo, sia stata prevista a suo tempo da McLuhan, ma si può anche sospettare che questo sia perché chi i media li fa, li fa come McLuhan riteneva sarebbero stati.

Amos OzFania Oz-Salzberger ,
Gli ebrei e le parole. Alle radici dell’identità ebraica, Feltrinelli
Il popolo ebraico trovò la sua identità e la sua specificità nell’utilizzo di un medium “caldo, quasi esplosivo”(è sempre McLuhan che parla) cioè la parola scritta. In questo dialogo fra lo scrittore israeliano amos Oz e sua figlia Fania(storica delle idee) ne troviamo una conferma. Le parole, la narrazione del passato e la sua trasmissione sono a parere degli autori molto più importanti del sangue e dei geni. Se l’identità è un’invenzione letteraria, bisogna farne però un buon uso, sottarsi per esempio alla deriva di chi pensa che se non ci sono fatti ma solo interpretazioni (o narrazioni) allora a vincere sarà sempre la narrazione del più forte, ma anche riconoscere che se le tradizioni si inventano, non per questo esse hanno un potere meno cogente sulle persone. Si tratta di fare un buon uso del potere dell’immaginazione, bisogna saperci giocare con serietà. Il libro è un esempio di come le parole, le storie abbiano contrassegnato millenni di storia ebraica, dalla Torah a Woody Allen, di come l’identità ebraica sia fondata sulle parole e proprio per questo è un libro fortemente anti-identitario e profondamente laico.


  • EVENTI IN LIBRERIA

Giovedì 26 settembre alle ore 18.30 per il ciclo di incontri I libri degli altri Anna Ruchat ci introdurrà alla sua traduzione di Prometeo di Friedrich Dürrenmatt, edizioni Comma 22

Accanto al teatro e ai “polizieschi”, Dürrenmatt ha portato avanti un’attività di ricerca che comprende progetti iniziati e abbandonati, scritti trasversali tra narrativa, saggistica e autobiografia, riflessioni, “esperimenti letterari” insomma, che Dürrenmatt stesso ha in gran parte pubblicato ancora in vita con il titolo Stoffen (materiali). La mitologia, uno dei perni intorno a cui ruota tutta l’opera di Dürrenmatt, quella letteraria come quella pittorica, è presente, in forme diverse, in quasi tutti i materiali narrativi delle Stoffen.
Lo studio su Prometeo scritto tra il 1981 e il 1990 nasce nell’ambito di questi “materiali narrativi” ma è stato pubblicato postumo ed è tutt’oggi inedito in Italia.
Il racconto ripercorre la Teogonia reinterpretando Esiodo con toni sarcastici e grotteschi per approdare a un ritratto quasi malinconico del ragionevole e troppo umano Prometeo. Altrettanto rappresentativo di quell’intersecarsi di temi che dal testo strabordano nella pittura per poi tornare a essere imbrigliati nel testo, è il secondo studio pubblicato in questo libro, sempre postumo e proveniente dallo stesso ambito delle Stoffen, Fuga di pensieri, dove la fuga è intesa in senso musicale come elaborazione contrappuntistica di alcuni temi, non tutti di ambito mitologico (spassosa la parabola dei dinosauri).

Sempre Giovedì 26 settembre, alle ore 21,00 Piero De Martini ci parlerà del suo Mozart a Praga (1787 – 1791), edizioni Bruno Mondadori

Come ebbe a scrivere Ernesto Napolitano, all’inizio della sua introduzione alla biografia mozartiana di Franz Niemetschek (Niemetschek, Franz, Mozart​, a cura di Giorgio Pugliaro, EDT, 1990):
Per una di quelle affinità fra una città e un artista che sfuggono a una comprensione reale e ci costringono a fantasticare di appartenenze segrete, di corrispondenze e riverberi fra i caratteri di un luogo, gli umori dei suoi abitanti e le fortune di un uomo, Mozart conobbe a Praga, nella seconda metà del decennio fra il 1780 e il 1790, quel successo che Vienna si mostrava così restia a concedergli

Attraverso testimonianze, documenti e spartiti poco noti il libro ci restituisce il sapore di Praga e delle sue profonde affinità col grande compositore. Ricco di curiosità e godibile grazie a descrizioni dettagliate dei luoghi frequentati da Mozart e ancora oggi intatti, il testo di De Martini si presta anche quale guida per un affascinante itinerario nella città boema.

Piero De Martini , di professione architetto e designer, è pianista e musicologo per passione. Per Bruno Mondadori ha scritto nel 2009 Il conservatorio delle Alpi.

A presto e buone letture!

 

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