2 ottobre 2014 – Lucio Morawetz consiglia

2 ottobre 2014 – Lucio Morawetz consiglia

 

Robert Walser
I fratelli Tanner,
Ed. Adelphi

[…] Le biografie ci dicono che Walser era folle, ma raramente nella storia della follia abbiamo potuto leggere un’opera così chiara sulla follia. La scrittura meticolosa e quasi scolastica totalizza fino trasformare in paradossi pieni di bellezza dei luoghi comuni, dei modi di dire, delle ecolalie (il che sarebbe il meccanismo del kitsch). Il banale che diventa meraviglioso non è però una forzatura moraleggiante, per Walser il banale, il minino, ciò che può sembrare di poco conto assurge al sublime perchè lo è, perchè viene vissuto come godimento immediato, come estasi senza tempo. Nel romanzo, a una certo punto, Walser anticipa la sua stessa morte: Simon durante una passeggiata in un bosco innevato, si imbatte nel cadavere assiderato del poeta Sebastian, prende dalla sua tasca un taccuino contenete le sue poesie e lo consegna anonimamente a un giornale con la dicitura “ Poesie di un giovane trovato assiderato nel bosco, da pubblicare se è possibile”. Cinquant’anni dopo Walser fu ritrovato assiderato nei pressi della clinica psichiatrica dove risiedeva e dove passava il tempo a scrivere con grafia microscopica, nel più perfetto silenzio. […]

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I Consigli di Lucio – La famiglia Karnowski (Adelphi)

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La Famiglia Karnowsky di Israel Singer, fratello maggiore e meno conosciuto del premio nobel Isaac, è uno dei grandi romanzi della letteratura yiddish del 900 perché contiene tutto l’ebraismo moderno e la sua presunta o meno questione. E’ un romanzo che riassume in sé le coppie disgiuntive che da sempre hanno caratterizzato l’identità ebraica e la sua impossibilità,  nella storia dell’europa moderna: emancipazione/assimilazione, tradizione/modernizzazione, nazionalismo/cosmopolitismo (laddove debba leggersi un nazionalismo sui generis, mai del tutto radicato in rivendicazione di ius solis a partire dal veterotestamentario signore delle schiere) per arrivare  alla coppia homme/citoyen  che da Moses Mendelshon e Bruno Bauer viene poi tematizzata da Marx nella Questione ebraica, e che costituisce con la sua irriducibile ambivalenza la sintesi delle coppie precedentemente elencate.
Ma forse la storia di questa minoranza di pariah borghesi riassume in sé la storia dell’europa moderna.  David Karnowski il capostipite della famiglia lascia alla fine dell’800 l’oscurantista  shtetl galiziano di origine per Berlino, rompendo con la tradizione hassidica e influenzato dall’illuminismo di Moses Mendelshon il cui principio “ebrei in casa, uomini in strada” viene declinato in un crescendo parossistico dai suoi discendenti Georg, medico quindi laico e di simpatie socialiste, sposato con una shiksa da cui ha un figlio, Jegor che vive in maniera lacerante una condizione di umiliazione e odio di sé. La parabola della famiglia Karnowski si conclude drammaticamente proprio con Jegor a New York, capitale del xx secolo, apice della modernità.
E’ un romanzo marxiano sui generis, i temi già accennati della questione ebraica di Marx sono esposti in maniera quasi didascalica (e si può rinvenire a pagina 202 una cripto-citazione dell’ideologia tedesca “la critica roditrice dei topi”) ma lo  è soprattutto perché non pare esserci speranza di liberazione e di reale emancipazione, di trasformazione dell’homme in cityoen (Per Marx la soluzione era solo il comunismo…)Un altro romanzo di argomento religioso che segnalo in questo numero della newsletter è Ricordi di un’educazione cattolica (minimum fax) di Mary McCarthy. Grande intellettuale e scrittrice americana, esemplare di quell’aristocrazia che discende direttamente dai padri pellegrini, simpaticissima snob, McCarthy racconta attraverso la sua odissea di orfana dal cattolicesimo al protestantesimo a un consapevole agnosticismo militante “Se esiste un Dio capace di condannarmi perché non sono scesa a patti con Lui, pazienza! Non ci tengo affatto a passare l’eternità in compagnia di un simile essere.”